Il Duomo: un capolavoro gotico nel cuore di Arezzo
Il Duomo di Arezzo è molto più di una cattedrale: è un autentico scrigno d’arte e spiritualità che domina la città dalla sua posizione panoramica. Visitare la Cattedrale dei Santi Pietro e Donato significa compiere un viaggio nel tempo tra architettura gotica, affreschi rinascimentali e opere d’arte di immenso valore. La chiesa attuale, frutto di secoli di costruzione e rimaneggiamenti, rappresenta uno dei luoghi simbolo di Arezzo, amato sia dai fedeli che dagli appassionati di storia e arte.
Oltre alla straordinaria bellezza della sua struttura, il Duomo custodisce tesori firmati da grandi maestri come Piero della Francesca, Donatello e Guillaume de Marcillat. In questo articolo ti guideremo alla scoperta delle cinque opere da non perdere assolutamente: un piccolo itinerario per apprezzare il meglio di questa meraviglia toscana, perfetto da abbinare a una passeggiata nel centro storico di Arezzo, a pochi passi dal B&B Antiche Mura.
Il Duomo dei Santi Pietro e Donato: una piccola introduzione
La Cattedrale dei Santi Pietro e Donato, conosciuta semplicemente come Duomo di Arezzo, è il cuore spirituale della città e uno dei suoi simboli più riconoscibili. Sorge sulla sommità del colle principale, nel punto dove si trovava l’antica acropoli etrusca e, successivamente, una chiesa paleocristiana. L’attuale edificio fu iniziato nel 1278 per volontà del vescovo Guglielmino degli Ubertini, grazie a un’ingente donazione lasciata dal papa Gregorio X, morto ad Arezzo nel 1276.
La costruzione durò secoli, con frequenti interruzioni, fino al completamento definitivo nel 1511, mentre la facciata attuale fu aggiunta solo tra il 1901 e il 1914. Intitolato al martire San Donato, il Duomo conserva le sue reliquie e continua ad essere un luogo di culto e devozione. Oltre al suo valore religioso, rappresenta un testimone della storia aretina e un contenitore prezioso di arte gotica, rinascimentale e neogotica.
Un’architettura testimone di secoli di Storia Aretina
L’architettura del Duomo di Arezzo è il risultato di una lunga evoluzione storica che ha lasciato visibili le tracce di epoche diverse. All’esterno, la maestosa facciata in stile neogotico, completata all’inizio del Novecento su progetto di Dante Viviani, si distingue per le tre statue sovrastanti il portale centrale e un ampio rosone che illumina la navata. Il fianco destro conserva invece l’aspetto originario trecentesco, con blocchi di arenaria e uno straordinario portale decorato da statue e bassorilievi medievali.
L’interno è a tre navate con volte a crociera, sorrette da alti pilastri, e colpisce per l’armonia e la luce filtrata dalle vetrate policrome. L’abside, con le sue alte bifore e le vetrate ricostruite dopo la guerra, amplifica la verticalità dello spazio sacro. In ogni angolo del Duomo, l’architettura dialoga con l’arte, raccontando la storia di una cattedrale che ha saputo attraversare i secoli senza perdere la sua identità.
Le 5 opere nel Duomo di Arezzo da non perdere assolutamente
Il Duomo di Arezzo non è solo un capolavoro architettonico: è anche una galleria d’arte unica, dove si incontrano secoli di fede, bellezza e maestria artistica. Tra le tante opere presenti all’interno della cattedrale, alcune spiccano per la loro rilevanza storica e per il valore estetico che continuano a trasmettere ai visitatori. In questo itinerario abbiamo selezionato cinque capolavori imperdibili, che rappresentano l’anima profonda del Duomo: pittura, scultura e vetrate si intrecciano in un racconto visivo che emoziona e incanta.
Dalla luce vibrante delle vetrate di Marcillat alla raffinata espressività della Maddalena di Piero della Francesca, ogni opera è un invito a fermarsi, osservare e lasciarsi ispirare. Che tu sia un amante dell’arte o un semplice viaggiatore curioso, queste cinque tappe ti accompagneranno alla scoperta del cuore artistico della Cattedrale, a pochi minuti dal tuo soggiorno al B&B Antiche Mura.
La Maddalena di Piero della Francesca
Tra le opere più celebri conservate nel Duomo di Arezzo, spicca la straordinaria Maddalena di Piero della Francesca, realizzata tra il 1460 e il 1466. Si tratta di un affresco di rara intensità espressiva, che ritrae la santa a figura intera, colta in un atteggiamento composto e dignitoso, mentre si affaccia da un’arcata decorata. Piero, maestro della luce e della prospettiva, riesce qui a infondere alla figura un’eleganza sobria ma profondamente umana, grazie all’uso sapiente dei chiaroscuri e a un innovativo realismo plastico.
La Maddalena sembra emergere dallo spazio architettonico, creando un forte senso di presenza. Questo affresco si trova nella navata sinistra, accanto al cenotafio del vescovo Guido Tarlati, e rappresenta una delle vette artistiche del Rinascimento italiano. Ammirarla da vicino è un’occasione unica per entrare in contatto diretto con il genio di uno dei più grandi pittori del Quattrocento.
Il Battesimo di Cristo attribuito a Donatello
Nella navata sinistra del Duomo di Arezzo, all’interno del battistero esagonale, si trova uno dei rilievi più affascinanti della cattedrale: il Battesimo di Cristo, attribuito a Donatello e alla sua bottega, realizzato intorno al 1430. L’opera, scolpita in marmo, colpisce per la straordinaria espressività dei volti, la morbidezza delle linee e il senso di profondità che anticipa il pieno Rinascimento.
La scena rappresenta Gesù al centro, immerso nelle acque del Giordano, mentre riceve il battesimo da San Giovanni Battista. Ai lati, angeli e spettatori donano equilibrio e ritmo alla composizione. L’attribuzione a Donatello è sostenuta dalle analogie stilistiche con altre opere coeve, ma anche i rilievi laterali – raffiguranti episodi della vita di San Donato – mostrano l’intervento di artisti come Francesco di Simone Ferrucci. Si tratta di un’opera di grande raffinatezza che impreziosisce il percorso artistico all’interno del Duomo e testimonia l’eredità scultorea fiorentina.
Le Vetrate del Duomo di Arezzo di Guillaume de Marcillat
Uno degli elementi più affascinanti del Duomo di Arezzo è l’intenso gioco di luce generato dalle splendide vetrate policrome di Guillaume de Marcillat, realizzate tra il 1516 e il 1524. Questo maestro francese, attivo in Italia durante il Rinascimento, portò ad Arezzo una tecnica raffinata e un gusto per la narrazione che si esprime in scene bibliche ricche di colore e movimento.
Tra le più celebri troviamo la Pentecoste, nel grande rosone della facciata, e le scene del Battesimo di Cristo, della Vocazione di San Matteo e della Resurrezione di Lazzaro, distribuite lungo le navate. Ogni finestra è un racconto, ogni dettaglio un’esplosione di luce e fede. Le sue vetrate non solo arricchiscono la cattedrale con straordinaria bellezza, ma trasformano la luce naturale in un’esperienza spirituale. Ammirarle è come entrare in un racconto sacro filtrato dal colore e dalla maestria di un artista senza tempo.
L’Arca di San Donato
Nel cuore dell’abside del Duomo di Arezzo si trova uno dei suoi tesori più antichi e simbolici: la magnifica Arca di San Donato, patrono della città. Realizzata in marmo tra la metà e la fine del Trecento, è un capolavoro gotico scolpito da maestranze senesi, fiorentine e aretine. L’urna è sorretta da dodici colonnine ornate da guglie e pinnacoli, e racconta in bassorilievo la vita del santo, vescovo e martire, il cui corpo è custodito al suo interno (la testa si trova nella Pieve di Arezzo).
L’opera è composta da più fasce decorative: quella inferiore, attribuita ad Agostino di Giovanni e Agnolo di Ventura, e quella superiore, con una pala marmorea raffigurante la Madonna col Bambino, firmata da Giovanni di Francesco e Betto di Francesco. L’Arca non è solo un monumento funebre, ma anche un altare, intorno al quale si raccoglie la devozione secolare degli aretini.
Il Monumento funebre di Papa Gregorio X
Uno degli elementi più suggestivi del Duomo di Arezzo è il monumento funebre di Papa Gregorio X, situato nella navata destra. Il pontefice morì ad Arezzo nel 1276 durante il viaggio di ritorno dal Concilio di Lione, lasciando in eredità alla città i fondi per costruire la nuova cattedrale. Il suo sepolcro, in stile gotico, risale agli inizi del Trecento ed è costituito da un baldacchino ogivale poggiato su colonne di marmi diversi, sotto il quale giace la figura scolpita del papa.
Il sarcofago è decorato da bassorilievi che raffigurano simboli cristiani, gli Evangelisti e scene sacre, mentre sulla sommità del baldacchino compare il Cristo benedicente. L’insieme è solenne ma armonioso, e testimonia la gratitudine della città verso il pontefice. Osservando da vicino i dettagli scultorei si coglie l’abilità degli artisti toscani dell’epoca e il forte
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