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La Cappella Bacci della Basilica di San Francesco

La Cappella Bacci nella Basilica di San Francesco ad Arezzo è un capolavoro del Rinascimento, famoso per gli affreschi "Le Storie della Vera Croce" di Piero della Francesca. Commissionata dalla famiglia Bacci, la cappella combina narrazione storica e simbolismo religioso. La famiglia Bacci, ricchi mercanti di Arezzo, finanziò la decorazione per riconciliazione religiosa. L'artista Bicci di Lorenzo iniziò i lavori nel 1447, ma fu Piero della Francesca a completarli, introducendo innovazioni tecniche e stilistiche. Oggi, la cappella è un museo statale che conserva questo straordinario patrimonio artistico, continuando ad attrarre visitatori globali.
Cappella Bacci Arezzo - Bacci Chapel

Alla scoperta della Cappella Bacci

La Cappella Bacci, situata nella Basilica di San Francesco ad Arezzo, è un gioiello del Rinascimento italiano e un esempio straordinario dell’arte del XV secolo. Questa cappella è rinomata per il ciclo di affreschi “Le Storie della Vera Croce” realizzato da Piero della Francesca, uno dei maestri più influenti del Rinascimento. Commissionata dalla prestigiosa famiglia Bacci, la cappella rappresenta un’opera d’arte unica per la sua combinazione di narrazione storica e simbolismo religioso. Gli affreschi, dipinti tra il 1452 e il 1466, illustrano la leggenda della Vera Croce, una storia sacra tratta dalla “Legenda Aurea” del frate domenicano Jacopo da Varagine. La Cappella Bacci non solo testimonia il talento di Piero della Francesca, ma anche il fervore religioso e l’impegno dei mecenati aretini nel promuovere l’arte e la cultura. Oggi, la Cappella Bacci continua ad attrarre visitatori da tutto il mondo, affascinati dalla sua bellezza e profondità storica.

La Storia della Famiglia Bacci

La famiglia Bacci era una delle più influenti e rispettate di Arezzo durante il tardo Medioevo e il Rinascimento. Ricchi mercanti, i Bacci accumularono una considerevole fortuna grazie al commercio e alle attività finanziarie, nonostante alcune di queste pratiche, come il prestito e il cambio, fossero considerate usura dalla Chiesa. Baccio di Maso Bacci, un esponente di spicco della famiglia, nel suo testamento del 1417, lasciò un generoso lascito per la decorazione del coro della Basilica di San Francesco. Questo atto di mecenatismo rifletteva una volontà di riconciliazione religiosa e un desiderio di garantire la salvezza dell’anima, una pratica comune tra i ricchi mercanti del tempo. Gli eredi di Baccio, trent’anni dopo, misero in atto le sue disposizioni, avviando i lavori che portarono alla creazione della splendida Cappella Bacci. Questo legame tra la famiglia Bacci e la basilica ha lasciato un’eredità duratura nella storia artistica di Arezzo.

Il Contesto Storico e Culturale

Il contesto storico e culturale in cui venne creata la Cappella Bacci era caratterizzato da una transizione tra Medioevo e Rinascimento, un periodo di grandi cambiamenti sociali, economici e artistici. Durante questo periodo, l’Italia vedeva una fioritura delle arti e delle scienze, sostenuta da un crescente mecenatismo da parte di ricche famiglie mercantili come i Bacci. Tuttavia, il commercio e le attività finanziarie, tra cui il prestito di denaro, erano spesso in conflitto con le dottrine ecclesiastiche che consideravano tali pratiche come usura. Questo portava molti mercanti a fare donazioni significative alla Chiesa, cercando di compensare i loro peccati e assicurarsi la salvezza eterna. Va detto poi che il Rinascimento segnava un rinnovato interesse per l’arte classica e le innovazioni tecniche, come la prospettiva e la simmetria, che influenzarono profondamente artisti come Piero della Francesca.

Bicci di Lorenzo e l’Inizio dei Lavori

L’inizio dei lavori nella Cappella Bacci fu affidato nel 1447 a Bicci di Lorenzo, un artista fiorentino noto per il suo stile ancora radicato nel tardo gotico. Bicci di Lorenzo era maestro di una delle botteghe più attive di Firenze e venne scelto per decorare la cappella maggiore della Basilica di San Francesco grazie alla sua esperienza. Il suo lavoro iniziale includeva la pittura dei quattro Evangelisti nei pennacchi della volta, i due Dottori della Chiesa (Gregorio e Girolamo) nella parte superiore del sottarco, e un Giudizio Universale nel prospetto esterno dell’arco trionfale. Tuttavia, nel 1452, Bicci di Lorenzo si ammalò gravemente e morì poco dopo, lasciando l’opera incompiuta. La sua morte aprì la strada a una svolta artistica per la Cappella Bacci, poiché gli eredi dei Bacci decisero di affidare il completamento del lavoro a Piero della Francesca, che avrebbe trasformato la cappella in uno dei capolavori del Rinascimento.

Piero della Francesca: L’Artista della Cappella Bacci

Piero della Francesca, nato nel 1415 circa a Sansepolcro, è una figura emblematica del Rinascimento italiano. Dopo aver iniziato la sua formazione presso la bottega di Antonio d’Anghiari, si trasferì a Firenze, dove fu allievo di Domenico Veneziano. Qui, assorbì le rivoluzionarie innovazioni artistiche del tempo, influenzato da maestri come Masaccio, noto per la sua avanzata comprensione della prospettiva e del chiaroscuro. Piero lavorò poi per importanti corti italiane, tra cui Ferrara, Rimini e Urbino, acquisendo fama per la sua maestria tecnica e l’uso della prospettiva. Nonostante il suo successo, rimase profondamente legato alla sua terra natale, contribuendo significativamente all’arte locale. La sua nomina per completare la decorazione della Cappella Bacci nel 1452, dopo la morte di Bicci di Lorenzo, rappresentò una svolta cruciale. Inoltre con il ciclo di affreschi “Le Storie della Vera Croce”, Piero della Francesca consolidò il suo ruolo come uno dei principali innovatori del Rinascimento.

Il Ciclo di Affreschi: Le Storie della Vera Croce

Il ciclo di affreschi “Le Storie della Vera Croce” nella Cappella Bacci è considerato uno dei capolavori della pittura rinascimentale. Realizzato da Piero della Francesca tra il 1452 e il 1466, il ciclo narra la leggenda della Vera Croce, tratta dalla “Legenda Aurea” del frate domenicano Jacopo da Varagine. Gli affreschi sono organizzati in tre registri sovrapposti, con scene che non seguono un ordine cronologico, ma sono disposte secondo un criterio estetico e simbolico. In alto si trovano scene all’aperto, nel registro mediano scene di corte con sfondi architettonici, e in basso scene di battaglie. Questa disposizione crea una simmetria visiva che riflette la maestria di Piero nella prospettiva e nell’uso dello spazio. Gli affreschi rappresentano episodi chiave come il ritrovamento della Croce da parte di Sant’Elena e la battaglia tra Eraclio e Cosroe, combinando narrazione storica e teologica con una straordinaria abilità artistica.

L’Innovazione Artistica di Piero della Francesca

Piero della Francesca è rinomato per le sue innovative tecniche artistiche, che hanno portato una nuova dimensione all’arte rinascimentale. Nella Cappella Bacci, Piero ha applicato la prospettiva in modo magistrale, creando un senso di profondità e realismo che era rivoluzionario per il suo tempo. La disposizione simmetrica delle scene nei suoi affreschi non solo valorizza l’estetica visiva, ma riflette anche un complesso intreccio di significati simbolici e teologici. Ogni dettaglio, dalla postura delle figure alla configurazione degli spazi, è studiato per trasmettere un equilibrio armonioso e un’intensa spiritualità. Piero ha anche introdotto l’uso della luce e dell’ombra per modellare le forme, conferendo ai suoi personaggi una tridimensionalità senza precedenti. Queste innovazioni non solo hanno elevato la qualità degli affreschi della Cappella Bacci, ma hanno anche influenzato profondamente gli artisti contemporanei e successivi, consolidando il ruolo di Piero come uno dei pionieri dell’arte rinascimentale.

La Grande Croce Dipinta del Maestro di San Francesco

All’interno della Basilica di San Francesco ad Arezzo, accanto agli affreschi di Piero della Francesca, si trova un’altra opera di grande valore artistico: la grande Croce dipinta, attribuita al Maestro di San Francesco. Risalente alla fine del Duecento, questa croce rappresenta un esempio significativo dell’arte umbra del periodo. Sospesa sopra l’altare maggiore, la Croce raffigura il Christus patiens, il Cristo sofferente, con San Francesco inginocchiato ai suoi piedi in adorazione. Questa rappresentazione del Cristo in agonia, con un’espressione di profonda sofferenza, è tipica dell’iconografia medievale e riflette l’enfasi sulla passione e il sacrificio di Gesù. Il Maestro di San Francesco, pur rimanendo anonimo, ha lasciato un’impronta duratura con questa opera, che si distingue per la sua intensità emotiva e la precisione dei dettagli. La presenza di questa croce nella Basilica arricchisce ulteriormente il valore artistico e spirituale del luogo, offrendo ai visitatori un’esperienza profonda e coinvolgente.

La Cappella Bacci Oggi: Un Museo Statale

Oggi la Cappella Bacci nella Basilica di San Francesco ad Arezzo è un museo statale, aperto al pubblico e dedicato alla conservazione e alla valorizzazione del suo straordinario patrimonio artistico. La cappella attira visitatori da tutto il mondo, affascinati dai capolavori di Piero della Francesca e dalle altre opere conservate nella basilica. La gestione statale garantisce la protezione e la manutenzione degli affreschi e delle strutture, preservando la loro bellezza per le future generazioni. I visitatori possono ammirare da vicino il ciclo di affreschi “Le Storie della Vera Croce” e la grande Croce dipinta del Maestro di San Francesco, immergendosi nell’atmosfera storica e spirituale del luogo. Inoltre, la Cappella Bacci ospita regolarmente mostre temporanee e eventi culturali, che contribuiscono a mantenere vivo l’interesse per l’arte rinascimentale e per la storia di Arezzo.

L’Eredità della Cappella Bacci

La Cappella Bacci non è solo un tesoro artistico, ma un testimone del ricco intreccio tra devozione religiosa, mecenatismo e innovazione artistica del Rinascimento. Gli affreschi di Piero della Francesca, con la loro maestria tecnica e profondità simbolica, continuano a ispirare studiosi, artisti e visitatori. L’opera di Piero rappresenta una fusione armoniosa tra estetica e teologia, offrendo una visione unica della leggenda della Vera Croce. La generosità della famiglia Bacci, che ha permesso la creazione di questo capolavoro, riflette il ruolo cruciale del mecenatismo nell’evoluzione dell’arte rinascimentale. Oggi, la Cappella Bacci è un simbolo del patrimonio culturale italiano, un luogo dove storia, arte e spiritualità si incontrano. La sua conservazione come museo statale assicura che le future generazioni possano continuare ad apprezzare e studiare queste opere straordinarie, mantenendo viva l’eredità culturale e artistica di Arezzo e del Rinascimento italiano.

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