Santa Maria in Gradi ed Andrea della Robbia nel centro storico di Arezzo

La Chiesa di Santa Maria in Gradi di Arezzo risale all'XI secolo e fu ricostruita in stile rinascimentale nel XVI secolo da Bartolomeo Ammannati. La chiesa ospita capolavori artistici come la terracotta invetriata di Andrea della Robbia e affreschi del XVII secolo. La cripta romanica e il Crocifisso del XIII secolo sono tra le sue principali attrazioni.
Santa Maria in Gradi -Church of Santa Maria in Gradi

La storia della Chiesa di Santa Maria in Gradi

La Chiesa di Santa Maria in Gradi, situata nell’omonima piazza di Arezzo, affonda le sue radici nell’XI secolo. Inizialmente, qui sorgeva una piccola chiesa con un monastero benedettino, dipendente dall’abbazia di Agnano in Valdambra. Questo complesso, costruito su un sito archeologico di grande rilevanza, fu uno dei rifugi per i cristiani perseguitati nel IV secolo. Intorno al 1050, la chiesa venne ricostruita in stile romanico, e parte di questa struttura è ancora visibile nella cripta attuale, influenzata dall’architettura ravennate.

Nel XII secolo, Santa Maria in Gradi divenne il punto di riferimento cittadino per i camaldolesi, mantenendo questa funzione fino alla soppressione dei monasteri da parte del Granducato di Toscana nel 1785. Questo lungo periodo di utilizzo camaldolese conferisce alla chiesa una ricca stratificazione storica, che ancora oggi affascina i visitatori.

La ricostruzione rinascimentale ad opera di Bartolomeo Ammannati

Nel XVI secolo, la Chiesa di Santa Maria in Gradi subì una significativa trasformazione architettonica. L’edificio originale, ormai inadeguato per accogliere i fedeli, venne demolito e ricostruito seguendo un progetto dell’architetto fiorentino Bartolomeo Ammannati. L’intervento, iniziato nel 1591, si ispirava ai principi stabiliti dal Concilio di Trento, che richiedeva luoghi di culto sobri e funzionali.

La chiesa venne così concepita con un’unica navata, in modo da facilitare l’ascolto delle prediche e favorire un’atmosfera raccolta. Alla morte di Ammannati, i lavori furono proseguiti da Giorgio Vasari il Giovane, che completò l’edificio in venti anni. Successivamente, tra il 1630 e il 1633, fu eretto il campanile in stile tardo-manierista su disegno dell’architetto Giuseppe Betti. L’interno della chiesa, arricchito da cappelle laterali, riflette lo stile austero ma elegante tipico delle chiese post-conciliari, conferendo un senso di maestosità e spiritualità.

La terracotta invetriata di Andrea della Robbia

Uno dei tesori più preziosi della Chiesa di Santa Maria in Gradi è la terracotta invetriata della “Madonna della Misericordia”, opera attribuita alla bottega di Andrea della Robbia, uno dei più celebri maestri del Rinascimento toscano. Realizzata alla fine del Quattrocento, questa scultura raffigura la Madonna mentre protegge sotto il suo manto i santi Pietro e Benedetto, in un gesto di misericordia e protezione.

La tecnica della terracotta invetriata, perfezionata dalla famiglia della Robbia, conferisce all’opera un aspetto unico, caratterizzato da colori brillanti e un effetto lucido che la rende particolarmente suggestiva. Posizionata nella prima cappella a sinistra dell’ingresso, la scultura non solo arricchisce la chiesa dal punto di vista artistico, ma rappresenta anche un forte simbolo di devozione per i fedeli. Questo capolavoro è un esempio splendido dell’arte religiosa fiorentina e testimonia la maestria della bottega della Robbia nella produzione di opere sacre.

Il soffitto ligneo di Santa Maria in Gradi e gli stemmi camaldolesi

Uno degli elementi più impressionanti della Chiesa di Santa Maria in Gradi è il magnifico soffitto ligneo, realizzato nel 1711. Questo capolavoro in legno è un esempio straordinario di maestria artigianale, arricchito da decorazioni simboliche che riflettono l’importanza storica della chiesa per i camaldolesi. Al centro del soffitto spicca lo stemma dell’Ordine camaldolese, accompagnato dagli acronimi “SMIG” (Santa Maria in Gradi) e “SMDA” (Santa Maria di Agnano), che celebrano l’eredità spirituale e storica della chiesa e del monastero a essa collegato.

Lo stemma centrale è circondato da dettagli ornamentali raffinati, che conferiscono al soffitto un’aura di grande prestigio. La scelta del legno, utilizzato in modo elaborato ma sobrio, riflette la tradizione camaldolese di austerità e semplicità, rendendo il soffitto un simbolo sia artistico che spirituale. Questo elemento architettonico continua a impressionare i visitatori, offrendo uno sguardo unico sulla storia religiosa e culturale di Arezzo.

Il ciclo pittorico dei Dodici Apostoli

La Chiesa di Santa Maria in Gradi ospita un affascinante ciclo pittorico dedicato ai Dodici Apostoli e a San Paolo, iniziato da Ulisse Giocchi nel 1600 e completato da Giovan Battista Manzolini nel 1613. Questi affreschi, di grandi dimensioni, adornano le pareti della navata e raffigurano i santi in posa solenne, accompagnati da scene del loro martirio. La pittura, realizzata con una combinazione di stile manierista e influenze barocche, conferisce alla chiesa un senso di maestosità e profondità spirituale.

Durante il Settecento le figure furono coperte da uno strato di intonaco, probabilmente per motivi estetici legati alle mode dell’epoca. Tuttavia, negli anni Cinquanta del Novecento, gli affreschi furono riscoperti e restaurati, restituendo alla chiesa una parte significativa del suo patrimonio artistico. Il ciclo pittorico rappresenta oggi una testimonianza importante dell’arte sacra ad Arezzo e un’attrazione imperdibile per gli appassionati di storia e arte religiosa.

La cripta e la Tomba del Crocifisso

La cripta della Chiesa di Santa Maria in Gradi, conosciuta anche come la Tomba del Crocifisso, è uno dei luoghi più suggestivi e antichi dell’edificio. Risalente all’XI secolo, questa struttura rappresenta l’unico elemento superstite della chiesa romanica originaria. Situata sotto l’attuale navata, la cripta conserva un’atmosfera mistica e solenne, testimone di secoli di storia e devozione. Il nome “Tomba del Crocifisso” deriva dal prezioso Crocifisso ligneo del XIII secolo, ora collocato sull’altare maggiore, ma un tempo situato proprio nella cripta.

Questo luogo era anche noto come rifugio durante le persecuzioni cristiane del IV secolo, e secondo la tradizione, qui si sarebbe nascosto San Donato, il futuro patrono di Arezzo. Le pietre antiche e l’architettura semplice della cripta evocano un senso di intimità e sacralità, rendendo questo spazio una meta imperdibile per chi desidera esplorare la storia spirituale di Arezzo.

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